Indonesia, arcipelago tra due oceani

Giava, vulcano Bromo
Giava, vulcano Bromo

Basta guardare una mappa dell’Indonesia per rendersi conto della sua peculiarità geografica. Il paese è composto da un numero esorbitante di isole, così tante che neppure gli atlanti concordano sulla quantità: alcuni testi ne annoverano 13.677, altri più di 17.000. Numeri a parte, una cosa è certa: l’Indonesia è il più grande arcipelago del pianeta.

Nella stragrande maggioranza si tratta di piccole isole, disabitate o quasi, mentre una decina invece sono molto estese e ospitano oltre 230 milioni di persone. La sola Giava ha una superficie pari alla metà dell’Italia e la capitale Giacarta, con i suoi dodici milioni di abitanti, è una delle maggiori metropoli asiatiche.

Questa immensa corona di isole vulcaniche (con oltre cento vulcani attivi) occupa un ampio tratto di mare tra l’Oceano Indiano ad occidente e il Pacifico ad oriente, formando una mezzaluna lunga cinquemila chilometri. Inutile dire che alla frammentarietà geografica dell’Indonesia corrisponde un’analoga varietà ambientale, culturale ed etnica: nel paese si contano circa 360 etnie e gruppi diversi, con lingue e religioni proprie, anche se la maggior parte degli indonesiani segue il credo dell’Islam.

Bali, risaie a terrazze
Bali, risaie a terrazze

Il territorio dell’Indonesia è in gran parte montuoso, con cime che raggiungono e superano i cinquemila metri, spesso ricoperte da foreste pluviali che ospitano una flora e una fauna ricchissime.
Il grado di biodiversità, nei differenti ambienti naturali, è estremamente alto poiché la catena di isole è servita in passato da ponte di collegamento tra il continente asiatico e quello australiano. Si calcola che l’arcipelago ospiti un terzo delle specie di piante e animali esistenti al mondo.

L’Indonesia occupa un posto speciale anche nel processo di ominazione: a Giava sono stati trovati resti fossili di Homo erectus risalenti a oltre un milione di anni. I primi insediamenti storici risalgono al VII secolo, quando i primi mercanti indiani si stabilirono nell’arcipelago, introducendovi la religione buddista e l’induismo e dando origine a una miriade di regni e potentati locali. L’Islam giunse in Indonesia circa sette secoli più tardi, ad opera di immigrati arabi provenienti dall’India. Poi, agli inizi del 1600 arrivarono gli olandesi, che ne fecero la loro maggior colonia, portandovi il cristianesimo. Date le vicissitudini storiche, la cultura indonesiana odierna è un miscuglio di elementi indiani, arabi, cinesi, malesi ed europei: un sincretismo ricco di eccellenze, che si riflette nell’arte, nella musica e nella vita quotidiana degli abitanti.

Giava, templi di Prambanan
Giava, tempio di Prambanan

Il turismo si concentra in particolare su Giava, Bali e Sulawesi, tre isole ognuna con particolari attrattive storiche, paesaggistiche e culturali.

Giava, epicentro politico ed economico del paese, è un luogo di straordinaria bellezza, caratterizzato dalle verdi risaie a terrazze e da scenografici vulcani.
Da non perdere è l’escursione all’interno dell’enorme caldera del vulcano Bromo, ma soprattutto i capolavori d’arte e di architettura: il Palazzo del Sultano, capolavoro dell’architettura giavanese indù, nell’antica capitale Yogjakarta; Borobudur, il maggior tempio buddista al mondo; i templi induisti di Prambanan e dell’altopiano vulcanico di Deng.

Completamente diversa è la minuscola e romantica Bali, rinomata per le sue belle spiagge e le tradizionali danze in costume. Bali è l’unica isola dell’Indonesia, dove si è conservata integra l’antica cultura induista, altrove soppiantata da quella musulmana.
Da visitare i templi buddisti di Besakih, sulle pendici di un vulcano attivo; il vulcano Batur con un lago dalle acque turchesi; le splendide risaie terrazzate, note in tutto il mondo ed elette a sito Unesco.

Sulawesi, la vecchia Celebes olandese, è invece ancora in gran parte un luogo incontaminato e selvaggio, ricoperto da foreste, con un enorme patrimonio naturalistico e una notevole frammentazione etnica.

Sulawesi, case Toraja
Sulawesi, case Toraja

La maggiore attrattiva di Sulawesi sono i Toraja, antica popolazione di contadini e allevatori, animisti e un tempo tagliatori di teste, immigrati in epoca preistorica dal Vietnam. I Toraja vivono in sperduti villaggi montani, costituiti da grandi capanne di legno dalla curiosa forma a prua di nave, abbellite da corna di bufalo e sculture in legno e pietra. Sono famosi per il culto degli antenati e le cerimonie funebri,  che prevedono il sacrificio di decine di bufali e la sepoltura dei defunti in tombe rupestri ornate da effigi e statue con le fattezze e gli abiti dell’estinto.

Giulio Badini
I Viaggi di Maurizio Levi

 

 

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