Gujarat

Gujarat, uomini Barwad

Delimitato a nord dagli infuocati deserti del Pakistan e del Rajasthan, ma rinfrescato dalla brezza oceanica che spira lungo le coste del mar Arabico, il Gujarat presenta una rilevante varietà ambientale: colline selvose, ampie pianure fertili, deserti stepposi, acquitrini salmastri soggetti alle maree, litorali rocciosi, promontori, golfi e isole.

Gujarat, uomini Barwad
Uomini Barwad

Alla multiformità dei paesaggi corrisponde quella etnica e religiosa, frutto di una convivenza millenaria tra popoli indù, buddisti, jainisti, musulmani e cristiani, oltre a piccoli gruppi tribali animisti.

Ma in primo luogo, il Gujarat è stato storicamente la roccaforte del jainismo, movimento religioso ascetico della non violenza, dottrina che qui è stata portata alle estreme conseguenze, tanto da indurre gli adepti a indossare una mascherina sulla bocca per non uccidere i microbi e a ramazzare la strada di fronte a sé per non calpestare gli insetti.

Gujarat, santone
Santone

Impediti dal loro credo a coltivare la terra, pescare o allevare animali, i jainisti hanno dato un forte impulso al commercio e all’artigianato, creando tangibili benefici economici alla comunità e sviluppando una qualificata produzione manifatturiera nel settore del tessile (tessuti eccellenti per qualità e disegni dai colori brillanti, broccati, sete vaporose), dei mobili laccati e dell’oreficeria.

La visione pacifista del jainismo del Gujarat ha influenzato sicuramente il pensiero e l’opera del Mahatma Gandhi, la Grande Anima dell’India, che qui nacque nel 1869 e qui iniziò il proprio cammino politico.

Gujarat, donna Rabari
Donna Rabari

La presenza consolidata di culture e religioni differenti, unita alla naturale predisposizione ai contatti esterni dovuta al mare, ha prodotto un’estrema varietà architettonica sotto forma di templi, moschee, tombe, forti, palazzi e haveli (eleganti dimore settecentesche decorate e scolpite in legno), dando vita a un curioso e sincretico stile indo-islamico.

Questa terra autentica e originale, con una lingua propria di origine indo-ariana, è divisa in tre diverse regioni geografiche dai golfi di Cambay e di Kutch: l’est fertile e popoloso, la pianeggiante penisola centrale di Saurashtra dove sopravvivono gli ultimi esemplari di leone asiatico, e lo spopolato ovest formato da deserti e paludi che offrono rifugio agli uccelli migratori e agli ultimi asini selvatici.

Il Gujarat costituisce anche la regione che ha fornito alla storia e alle cronache il maggior numero di raja, maharaja e nabab (principi), con relative corti, ostentazione di sfarzo e residenze principesche, oggi in gran parte trasformate in musei o alberghi di lusso.

Dei 560 regni piccoli e grandi presenti in India al momento dell’indipendenza, oltre 200 si trovavano infatti nella penisola gujarata del Saurashtra, mai inglobata nell’impero britannico.

 

Gujarat, uomo Rabari
Uomo Rabari

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Il viaggio in Gujarat può iniziare da Ahmedabad, capoluogo economico e culturale fondato nel 1411, chiamato la Manchester indiana per la sua produzione tessile.
Ahmedabad è nota per la notevole presenza di monumenti di epoca pre-moghul e per essere stata il quartier generale di Gandhi.

Prima destinazione il Kutch, con soste a Modhera (visita del tempio del Sole del 1026, dove agli equinozi i raggi illuminano la divinità solare) e a Patan, antica capitale indù, per visitare la riserva dell’asino selvatico.
Inoltrandosi nel deserto è facile incontrare gruppi di pastori nomadi, abbigliati nei loro costumi tradizionali, e lunghe carovane di cammelli.

Sosta d’obbligo a Gondal, capitale di un antico principato rajput, dove si può visitare la farmacia ayurvedica del medico di corte, che coniò per Gandhi l’appellativo di Mahatma.

Da visitare la riserva naturale di Sasan Gir, istituita agli inizi del 1900 dal principe locale per proteggere gli ultimi esemplari di leone asiatico, che si differenzia da quello africano per la taglia minore e la criniera meno folta e più chiara.
Nella riserva vivono oltre 400 esemplari di leoni, in compagnia di pantere, leopardi, cervi, stambecchi, antilopi, cinghiali, orsi e scimmie.

Il viaggio prosegue verso Somnath, con la sua spiaggia sacra agli indù e il suggestivo tempio di Shiva, edificato e distrutto ben otto volte.

Poi l’isola di Diu, per oltre quattro secoli enclave portoghese, caratterizzata da belle case in stile lusitano dai colori vivaci, porticati, chiese tardo barocche e pervasa da una rilassante atmosfera d’altra epoca.

Sulla via del ritorno si possono visitare il monte Shatrunjaya, uno dei luoghi più sacri del jainismo e il maggior complesso di edifici sacri di tutta l’India, con i suoi 863 templi di marmo cesellato costruiti quasi un millennio fa (il più importante impreziosito d’oro e diamanti), e infine l’elegante residenza ottocentesca del maharaja di Utelia.

Giulio Badini
I Viaggi di Maurizio Levi

 

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