Vite in transito

17305-009Temi universali che attraversano la storia di ogni uomo, come il viaggio, l’emigrazione e la fuga. Fino al prossimo 6 gennaio 2014, il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano (www.comune.milano.it/pac) ospita la mostra “Vite in transito”, una grande retrospettiva dedicata all’artista albanese Adrian Paci che, dal 1997, ha scelto il capoluogo lombardo come sua città d’adozione.

A cura di Paola Nicolin e Alessandro Rabottini, l’esposizione presenta un’ampia selezione di opere realizzate a partire dalla metà degli anni Novanta fino alla produzione più recente, spaziando tra disegno, fotografia, pittura, video e scultura.

“Vite in transito non sono solamente quelle di chi parte, emigra o fugge, ma sono quelle di tutti noi, che dobbiamo affrontare sempre, e dovunque ci troviamo, l’idea della vita come viaggio”, ha commentato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno. “Il Comune di Milano è felice di offrire questa straordinaria esperienza di narrazione visiva insieme alla conoscenza di un artista sensibile e versatile, capace di declinare con efficacia la propria espressività con diversi strumenti e linguaggi”.

Negli anni, Paci ha attirato l’attenzione della critica internazionale per la sua capacità di coniugare narrazione, rigore formale e riflessione sociale, offrendo una visione poetica e problematica delle trasformazioni politiche e umane a cui sono andati incontro i Paesi dell’ex blocco sovietico dopo la caduta del Muro di Berlino.

Il tema dell’immigrazione si unisce alla riflessione sul ruolo delle immagini nel racconto delle nostre esistenze e, a partire da questo nucleo tematico, l’artista ha ampliato i confini del proprio lavoro con un’esplorazione di carattere universale sui temi della perdita, del movimento delle persone nello spazio e nel tempo, della ricerca di un altrove umano e geografico.

In questo contesto, si inserisce la nuova opera filmica “The Column”, esposta per la prima volta in un’istituzione italiana e prodotta con il contributo di importanti istituzioni, come lo Jeu de Paume di Parigi, il PAC di Milano, il Röda Sten Konsthall di Göteborg e il Trondheim Kunstmuseum di Trondheim. Il film è un racconto visionario che descrive l’estrazione di un blocco di marmo da una cava cinese e la sua successiva lavorazione nella forma di una colonna in stile classico. Questa lavorazione avviene in mare, per mano di operai che formano un tutt’uno con la scultura, con la quale viaggiano all’interno di una nave-officina la cui destinazione è incerta.

Nella produzione artistica di Paci, la figura umana occupa un ruolo primario insieme al concetto del viaggio, inteso come movimento costante attraverso le frontiere geo-politiche, quelle della memoria personale, quelle del vissuto o della cultura e della storia. In questo universo di significati, si collocano le storie e i personaggi protagonisti delle opere video esposte: dai disoccupati silenziosi di Turn On agli uomini in marcia verso un aereo pronto a decollare in Centro di Permanenza Temporanea; dai volti estatici dei fedeli raccolti di fronte all’icona sacra di pilgrIMAGE ai lamenti della prefica che celebra il passaggio dalla morte alla vita in Vajtojca.