Del viaggio e del distacco

Museo Nori De’ Nobili, Maria Mulas, Ripe di Trecastelli

Museo Nori De’ Nobili, Maria Mulas, Ripe di TrecastelliSono i viaggi onirici, quelli che mutano costantemente la visione della realtà, i protagonisti della mostra in programma per sabato 11 ottobre al Museo Nori De’ Nobili, a Ripe di Trecastelli (Ancona). In occasione della Giornata del Contemporaneo, proposta da AMACI (Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiani), sarà proposta l’esposizione fotografica di Maria Mulas sul tema suggerito dall’artista internazionale Adrian Paci, “Del viaggio e del distacco”.

Mostrando cammini senza fine, compiuti nel disperato intento di comunicare, la Mulas ritrae personaggi artistici di rilievo nel panorama internazionale del secondo Novecento che hanno affrontato un viaggio senza ritorno, tra la vita e la morte, ma che con la loro grande arte vivranno e saranno ricordati per sempre dalle generazioni future.

Maria Mulas è una delle più illustri fotografe italiane, le cui foto sono richieste dalle principali testate giornalistiche internazionali e sono esposte presso importanti musei d’arte moderna e contemporanea come New York, Sydney, Pechino, Edimburgo. Come scriveva il pittore e umanista Emilio Tadini, “i ritratti fotografici di Maria Mulas non sono soltanto la registrazione tecnica di una fisionomia, di una faccia, di un corpo. Si potrebbe dire che nei suoi ritratti più belli si mette in scena un affetto. Questi ritratti sono il frutto di un incontro. L’altro si fa avanti, si offre allo sguardo che pretende di vederlo e di conoscerlo. Chi e stato fotografato anche soltanto una volta da Maria Mulas non ricorda soltanto di essere stato fissato da una macchina fotografica. Ricorda di essere stato guardato dagli occhi di Maria Mulas. Ricorda, magari, anche qualche parola che ha scambiato con lei, prima, durante e dopo il momento dello scatto”.

Museo Nori De’ Nobili, a Ripe di TrecastelliMa il tema del viaggio e del distacco sono anche alla base di “Greeters”, l’immagine scelta da Adrian Paci come simbolo dell’intera Decima Giornata del Contemporaneo: due ragazzi ci salutano, in un gesto congelato dal fermo-immagine che trasforma la narrazione video in immagine fissa. “Sono solo ipotesi, quelle che possiamo fare per rispondere agli interrogativi che ci vengono posti dalla simbolica semplicità delle due figure”, scrivono da Amaci. “Sono interrogativi che non riguardano solo i due personaggi della foto – pretesto narrativo preso dalla cronaca che permette a Paci di affrontare le tematiche a lui care della debolezza, dell’insicurezza, della perdita e dell’abbandono – ma che riguardano piuttosto le relazioni umane in senso universale”.

La scelta – spiega Adrian Paci – è stata quella di accostare due realtà che sembrano lontane, antitetiche. I due giovani della foto non c’entrano nulla con il cosiddetto “mondo dell’arte”, perché il contributo che questa immagine cerca di portare è solamente uno: “quelli che stanno fuori” semplicemente salutano “quelli che stanno dentro”, innescando una comunicazione carica di umanità.

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