Vanishing Africa

Anna Alberghina, Bruno Albertino, Vanishing AfricaÈ l’Africa che scompare la protagonista della mostra fotografica della viaggiatrice torinese Anna Alberghina, che omaggia tutti quei popoli legati ad antichi valori e tradizioni, lontani dalle consuete mete turistiche eppure “trasformati” dagli influssi esterni, dalla globalizzazione, dall’economia di mercato, dalle religioni importate e dal neocolonialismo economico. In venticinque immagini (ospitate dal 28 novembre al prossimo 13 gennaio presso la Galleria Paola Meliga di Torino), l’autrice vuole far conoscere quella fetta di continente che ancora resiste, conservando inalterati valori, usanze e tradizioni ancestrali.

“Spesso pensiamo che i nostri usi e costumi, la nostra religione e il nostro modo di vivere nel complesso possano aiutare l’Africa a progredire”, spiega Anna Alberghina. “In realtà, la nostra influenza non fa altro che snaturare i popoli, che smettono di essere artefici del loro destino, perdendo le naturali Anna Alberghina, Bruno Albertino, Vanishing Africastrutture e l’organizzazione tribale: in altre parole, seppure in buona fede, disperdiamo un patrimonio di conoscenze dal valore inestimabile”.

Dai Bororo del Niger ai Batwa dell’Uganda, dai Pokot e Rendille del Kenya ai Muchimba e Makawana dell’Angola, i volti in mostra parlano di una “terra incognita” che non ha mai smesso di esercitare il suo fascino attirando, nei secoli, esploratori ed avventurieri, coloni e viaggiatori. “In Africa non ci sono solamente guerre, carestie ed emergenze umanitarie, ma anche una bellezza straordinaria che include paesaggi, animali e soprattutto popoli”, riprende Alberghina. Come la intacchiamo? Proseguendo lo sfruttamento che in passato guardava all’oro e agli schiavi, mentre oggi punta ai minerali, al petrolio e al legname: l’Africa è sempre stata una terra di conquista da parte degli Stati europei, che ne hanno depauperato il sottosuolo e le risorse, portando contemporaneamente altre culture, lingue, domini economici.

Anna Alberghina, Bruno Albertino, Vanishing Africa
Anna Alberghina e Bruno Albertino

“Tutti gli interventi esterni hanno il benestare dei governi, facilmente corruttibili in Africa, dove il denaro può comprare qualsiasi azione sui terreni: i popoli subiscono tutto questo, perché nessuno tiene conto delle loro esigenze, e si trovano espropriati dei pascoli o dei luoghi di vita, senza avere gli strumenti culturali per capire cosa sta accadendo”. Nei suoi numerosi viaggi, Anna Alberghina ha avuto spesso modo di avvicinare queste popolazioni, con cui ovviamente non è facile comunicare.

“Il primo elemento che cambia è l’abbigliamento, soprattutto negli uomini, dove compaiono magliette e jeans, mentre le acconciature restano ancora tradizionali”, racconta l’autrice. “Le donne oppongono più resistenza al cambiamento, continuando a indossare i loro gioielli e a decorare i corpi con l’ocra: a ben guardare, il vestiario africano è adeguato al clima e all’habitat locali, per cui sconvolgerli significa sovvertire un ordine naturale”. Lo stesso vale per il cibo, che adesso appare confezionato “all’occidentale” in scatole, pacchetti o borse di Anna Alberghina, Bruno Albertino, Vanishing Africaplastica che si vedono spesso volare fra gli alberi incrementando l’immondizia, prima inesistente.

“Non c’è nulla di più degradato delle periferie delle grandi città, come Johannesburg o Nairobi, che vedono ingrossare le loro fila di persone che abbandonano la savana per andare a cercare fortuna, per poi diventare violenti e disperati”. In qualche modo, il messaggio di Anna Alberghina è in controtendenza rispetto a quelli diffusi sotto le feste natalizie, dove onlus, enti e associazioni chiedono aiuto per costruire pozzi, portare aiuti, aiutare i bambini malnutriti. “Dietro questi gesti solidali, si nasconde una depredazione di valori e tradizioni ai danni di persone che non sono in grado di difendersi: noi occidentali conosciamo poco i popoli africani, anche perché conoscerli significa compiere dei sacrifici, dove il viaggio non è più una vacanza, ma va sostenuto da un reale sapere di conoscenza”.

Anna Alberghina, Bruno Albertino, Vanishing AfricaDurante la mostra verrà presentato anche il libro “Maschere d’Africa” di Bruno Albertino e della stessa Anna Alberghina, edito da Neos Edizioni, un omaggio alla bellezza dell’arte africana che ne scandaglia la funzione rituale e le radici mitiche, accompagnato dall’esposizione di alcune maschere tribali africane appartenenti alla collezione privata degli autori. “In Africa non ci sono opere d’arte da preservare, perché la vera cultura sono il linguaggio estetico, il pensiero religioso e la struttura sociale, che costituiscono una cosa sola: tutto è basato su regole non scritte, ma trasmesse oralmente, che permettono alle persone di vivere insieme e condividere i beni, come è indispensabile che avvenga in quelle realtà”.

La tecnologia, i motori e le comodità a cui siamo abituati non sono necessariamente un fatto positivo per quelle comunità, che si ritrovano a variare vorticosamente i propri ritmi e sistemi di vita. “Osservando la loro semplicità, sicuramente la prima reazione è quella di considerarci fortunati a confronto, grazie alle conquiste e ai comfort di cui disponiamo ogni giorno”, riflette in conclusione Alberghina. “In compenso, non pensiamo a quanto abbiamo perduto: quei popoli mostrano un’accettazione dignitosa della vita e della morte, uno spirito solidale profondo e spontaneo, un’educazione dei figli condivisa e una serenità legata alla semplicità. Non può essere questa la vera felicità?”.

Paola Rinaldi

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