Territori instabili

Platon (North Kivu, Eastern Congo), 2012 - Richard Mosse

Una riflessione sul tema del viaggio, attraversando nazioni e confini. Fino al 19 gennaio 2014, il Centro di Cultura Contemporanea Strozzina di Firenze ospita la mostra “Territori Instabili. Confini e identità nell’arte contemporanea”, un’esposizione (a cura di Walter Guadagnini e Franziska Nori) che propone le opere di dieci artisti internazionali sull’idea di territorio nel mondo contemporaneo, sempre più caratterizzato da un superamento di concetti come nazione o confine.

L’IDEA
Alla base della mostra c’è una domanda: cosa significa parlare di “territorio” oggi, in un’epoca dove i flussi migratori (di mezzi e persone) hanno radicalmente trasformato la percezione di territori, limiti e confini? In base all’instabilità di questi concetti, sembrano aprirsi due strade: da una parte il rifugio nella sicurezza e nella vicinanza micro-territoriale, regionale, o addirittura familiare; dall’altra, un nuovo concetto di cosmopolitismo nella sua accezione più democratica ed egualitaria.

© Tadashi Kawamata Photo. Charles Duprat

Le opere degli artisti in mostra (fotografie, video, installazioni) danno lo spunto per riflessioni sull’idea di frontiera come scoperta o barriera, sulla ibridazione tra cosmopolitismo e rivendicazione territoriale, sulla figura dell’artista stesso nella sua condizione di viaggiatore, nomade o sperimentatore in bilico tra territori fisici e simbolici.

LE INTERPRETAZIONI
Artisti come l’israeliano Sigalit Landau e il brasiliano Paulo Nazareth mettono al centro della loro ricerca il corpo e la sua relazione con territori, confini e limiti. Protagonista di lunghi viaggi a piedi in luoghi diversi del mondo, dal Brasile agli Stati Uniti fino all’India, Nazareth testimonia una riflessione sulla sua figura di artista nomade, che gioca e scopre la sua identità multietnica attraverso gli incontri con persone e spazi diversi.

© Jo Ractliffe

Sigalit Landau propone invece due azioni performative che riflettono sul tema del confine fisico e simbolico e sulla contrapposizione tra vita e morte, conquista e perdita dell’identità: da una parte, la creazione di una suggestiva spirale costituita dal proprio corpo e innumerevoli angurie che galleggiano sul Mar Morto, dall’altra un hula hoop a corpo nudo con un filo spinato su una spiaggia di Tel Aviv.

Nato e cresciuto in Francia ma con origini algerine, Kader Attia esplora contraddizioni e complessità del rapporto tra Oriente e Occidente, Nord e Sud del mondo: per questa mostra, presenta una nuova grande installazione in cui i visitatori saranno chiamati a muoversi in percorsi costretti e popolati di frammenti di specchi infranti e ricuciti, riflettendo sul rapporto tra spazio esterno e identità, territori fisici e psicologici.

© Adam Broomberg and Oliver Chanarin

In esposizione ci sono anche il giapponese Tadashi Kawamata, che ha realizzato un’installazione articolata in più punti di Palazzo Strozzi, esaltando la sua riflessione sulla contrapposizione e compenetrazione di luoghi e architetture diverse. Simili a nidi di uccelli ma anche a piccole abitazioni di fortuna, alcune costruzioni effimere in legno creano un innesto “abusivo” nella struttura rinascimentale del Palazzo, creando un forte contrasto tra materiali transitori e strutture permanenti, architettura storica e installazione temporanea.

Affrontando un tema di grande attualità per l’Italia, la mostra presenta il video “The Right of Passage” di Oliver Ressler e Zanny Begg, che affrontano il tema dei diritti di cittadinanza e dell’identità nazionale attraverso interviste a persone comuni e a teorici della migrazione, che si succedono a sequenze animate. Paolo Cirio invece presenta il progetto “Loophole for all”: giocando sulle “scorciatoie” fiscali legalmente riconosciute dalla legislazione delle Isole Cayman, Cirio ha creato una piattaforma online in cui mettere in vendita, al costo di soli 99 centesimi, certificati di partecipazione a reali società registrate in questo celebre paradiso fiscale, con un obiettivo: rendere l’evasione fiscale legale e possibile a tutti, non solo a celebri hedge fund o imprese multinazionali.

Adam Broomberg e Oliver Chanarin presentano un nuovo sviluppo del progetto Chicago, un’installazione video e fotografica di un non-luogo, un territorio reale e irreale allo stesso tempo come la finta cittadina araba Chicago, costruita nel deserto di Negev, in Palestina, dall’esercito israeliano.

Platon (North Kivu, Eastern Congo), 2012
© Richard Mosse

Presenti anche le opere in di Jo Ractliffe e The Cool Couple (Niccolò Benetton e Simone Santilli): il duo italiano presenta una nuova produzione che ha per soggetto un territorio di confine come la Carnia in Friuli Venezia Giulia e un evento storico poco noto e dimenticato da molti: la storia della presenza forzata della comunità cosacca nel 1944-45.

Altra riflessione sul ruolo dell’immagine nel rapporto con un territorio segnato dalla guerra è quella dell’irlandese Richard Mosse, che propone la videoinstallazione a sei canali “The Enclave”, risultato del suo lungo lavoro nel Congo orientale: in un’atmosfera di grande impatto, Mosse permette ai visitatori di porsi davanti a paesaggi di straordinaria e straniante bellezza, ma segnati duramente dalla guerra civile.

Cosa:
Mostra “Territori Instabili. Confini e identità nell’arte contemporanea”
Dove:
Centro di Cultura Contemporanea Strozzina – Fondazione Palazzo Strozzi
Palazzo Strozzi, Firenze
Orari:
Martedì-domenica, 10.00-20.00; giovedì 10.00-23.00; lunedì chiuso
Informazioni:
Tel. 055 2645155

 

 

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