I sapori del mondo

Salone del Gusto, Terra Madre, Torino, Slow Food

Salone del Gusto, Terra Madre, Torino, Slow FoodAncora una volta, l’incredibile mondo del cibo di strada – amatissimo dai viaggiatori – si riconferma come una delle esperienze più significative del Salone Internazionale del Gusto e Terra Madre, in programma a Torino dal 23 al 27 ottobre. Nell’ampio spazio dedicato allo street food, quest’anno sarà presente la prima cucina di strada dedicata alla frutta grazie al connubio fra Mescé, una realtà torinese che promuove frutta stagionale, e Fratelli Orsero, che insieme presenteranno un nuovo modo di vivere e gustare la frutta attraverso gustose e originali combinazioni, dai frullati ai centrifugati, dalle macedonie agli yogurt, dal frushi all’arrotolato.

Ma gli appassionati di viaggi troveranno tante altre occasioni per Salone del Gusto, Terra Madre, Torino, Slow Foodsoddisfare il loro palato vagabondo, conoscendo in un solo colpo aromi e tradizioni lontane, diversissime tra loro, senza muoversi da Torino. Domenica 26 ottobre, i visitatori potranno assaporare l’approccio “minimal” di Pascal Barbot, classe 1972 e tre stelle Michelin dal 2007 con il suo intimo (solo 25 coperti) Astrance, ai piedi della Tour Eiffel. Nella capitale della gastronomia francese, Barbot reinventa ogni giorno la cucina parigina riducendo al minimo burro e panna e usando con sapienza le spezie al posto del sale. Accompagnato da Cristophe Rohat, a Torino regalerà un’esperienza estetica, in senso filosofico, con i suoi piatti dove a parlare sono la genuinità e la freschezza delle materie prime.

Il tour in Europa continuerà sabato 25 con la lezione di cucina a cura dello spagnolo Josean Alija, titolare del Nerua di Bilbao: in bilico fra ricerca e innovazione, lo chef spagnolo “disegna” i suoi piatti come se fossero tele, ispirato dall’ambiente circostante. Salone del Gusto, Terra Madre, Torino, Slow FoodDurante il Salone del Gusto, mostrerà quanto per lui la gastronomia sia un linguaggio con cui esprimere e comunicare sentimenti. Altra lezione di cucina internazionale quella in programma per giovedì 23, dedicata al cebiche, piatto considerato patrimonio culturale del Perù: pesce crudo marinato nella leche de tigre, una salsa a base di limone, coriandolo e aromi naturali.

A svelarlo sarà Andrés Ugaz, uno degli chef più importanti del Paese, che considera il Perù come una meta privilegiata dei palati più esigenti di tutto il mondo. “Non esiste un Paese così diverso e multiforme per varietà terrena e umana come il nostro, che offre tutte le gradazioni di calore e colore, di amore e odio. Imitare qualcuno da qui sarebbe scandaloso. In quanto a tecnica ci superano, ma in quanto a creatività possiamo dire la nostra”, commenta lo chef.

Sempre giovedì 23 ottobre, anche l’Asia si trasferisce a Torino con Piero Ling e la star della tv indiana Gunjan Goela. Il primo Salone del Gusto, Terra Madre, Torino, Slow Foodproporrà i piatti cantonesi più famosi, con incursioni da altre cucine regionali, come quella dello Xinjiang o la pechinese; la seconda invece porterà in Piemonte l’aroma inconfondibile del grande mercato di Chandni Chowk, dove si confondono le spezie dei paranthe (dischi di pasta ripieni, arrotolati e poi fritti), le note degli stufati di montone o agnello, le dolcezze a base di pistacchio, mandorle e semini di cardamomo.

Ma i sapori, i profumi e le culture “diverse” non arriveranno solo dall’estero. Quest’anno, per la prima volta, il Salone del Gusto e Terra Madre aprirà le porte a un’importante delegazione di migranti: 102 rappresentanti, 70 uomini e 32 donne, per lo più giovani (l’età media è di 37 anni). L’idea è quella di invitare gli immigrati che fanno parte delle comunità maggiormente numerose dal punto di vista demografico in Piemonte per raccontare il contributo – in alcuni casi determinante – che queste persone danno alla filiera alimentare italiana, lavorando nelle vigne, nelle malghe in montagna, nelle botteghe artigiane, nei ristoranti.

Salone del Gusto, Terra Madre, Torino, Slow FoodFra le storie più significative c’è quella di Sulman Diara, 28 anni, originario del Mali: da piccolo lavorava in campagna con la sua famiglia, non ha mai potuto andare a scuola e ha imparato a leggere e scrivere da adulto, in Italia. Sbarcato nel nostro Paese nel 2008, dopo un viaggio lungo circa quattro anni, sperimenta lo sfruttamento a Siracusa, Foggia e Rosarno, fino a quando nel 2010 decide di ricominciare da capo a Roma con 15 litri di latte, due instancabili collaboratori e un’idea: produrre yogurt biologico e consegnarlo per le strade della capitale in bicicletta. In questi tre anni, la sua Cooperativa Sociale Barikamà ha fatto molti chilometri, ha dato lavoro a sei persone e quei 15 litri iniziali si sono trasformati in 150 a settimana. Una storia fra le tante, che aspettano a Torino bollendo in pentola.

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