Da Venezia al mondo

È di scena lo stupore al Museo del Bijou di Casalmaggiore, in provincia di Cremona. Dal 23 marzo al 12 maggio, verrà reso omaggio alle perle veneziane e alle loro infinite peregrinazioni per il mondo. Grazie alla dedizione dei tre curatori Bianca Cappello, Giorgio Teruzzi e Augusto Panini, in mostra arriveranno migliaia di coloratissime perle di vetro che raccontano la loro secolare storia attraverso gioielli, idoli tribali, costumi, accessori e fotografie.

L’assoluto protagonista sarà il vetro veneziano, che da secoli viene sapientemente lavorato e trasformato in splendide perle, monocrome, millefiori, imitazioni di pietre dure o dalle decorazioni fantasiose. Seguendo le orme di esploratori coraggiosi e abili commercianti, gli spettatori potranno scoprire un lungo percorso dalle calli dell’isola di Murano fino alle tribù e ai paesaggi esotici di Africa e America. 

STORIA LEGGENDARIA
Se il commercio di perle veneziane era attivo già nel Trecento con il Levante, il Maghreb e il Nord Europa, fu dopo la scoperta dell’America che si aprì un nuovo importante mercato: le Indie, le Americhe e l’Africa, dove il vetro era raro. Nel continente nero, le perle di Murano venivano scambiate con oro, avorio, spezie, olio di palma e schiavi, e per soddisfare i gusti delle diverse etnie africane i maestri veneziani arrivarono a creare oltre 100 mila tipi di perline.

La mostra di Casalmaggiore offre un viaggio sulle rotte di antichi velieri che prendevano il largo verso territori lontani, dove il mercato globale era basato sul baratto. Le perle di Venezia seguirono Cristoforo Colombo nella scoperta dell’America, Henry Morton Stanley verso il cuore dell’Africa più ignota sulle tracce del Dr. Livingstone e non mancarono nei porti dove i mercanti europei arrivavano dopo viaggi fortunosi alla ricerca delle materie prime tanto ricercate in patria.

In questi continenti, trasfigurate in simboli e potenti talismani, le perle di vetro sono state montate non solo in maestosi gioielli confezionati per adornare e proteggere le persone, ma anche su oggetti sacri e feticci animisti, indispensabili in cerimonie e iniziazioni. Lontano dall’essere considerate un semplice accessorio di eleganza, queste perle si sono caricate nei secoli di significati magici e simbolici per comunicare messaggi visivi o costituire simboli di status sociale.

UNA STORIA MILLENARIA
Il colore, il disegno e la forma delle perle di vetro sono elementi essenziali per il corretto svolgimento di matrimoni, funerali, riti tribali e religiosi. Fino all’arrivo delle creazioni veneziane sul mercato africano, questo compito veniva assolto dalle perle mediorientali, diffuse sin dal X secolo. È naturale che la produzione veneziana si sia adattata alle esigenze delle popolazioni del golfo di Guinea, dove da secoli le perle assumevano un preciso colore e definiti motivi ornamentali per determinate cerimonie.

In mostra, saranno esposte le perle di vetro prodotte a Murano nel XIX secolo, che riproducono in motivo e colore le perle del X-XIV secolo prodotte a Fustat, Damasco, Samarra, che arrivavano in Africa con le carovane commerciali per essere barattate. Si potranno riconoscere le perle “a occhi”, talismano riconosciuto sin dal tempo dei Fenici; le magiche Mourfia a nove occhi, prodotte nel X secolo in Egitto ed esportate in tutto il Medio Oriente e in Africa Occidentale; le misteriose Fakurun, di un bel blu zaffiro trasparente con occhi a pupille multiple bianco lattimo; le Hamada, con motivi magici a pettine che ricordano la coda del pavone, e grosse perle nere a botte con misteriose spirali, che evocano le incisioni rupestri di alcuni siti sacri nella regione a sud del Sahara, luogo di origine di quasi tutte le popolazioni nomadi e seminomadi del Sahel.

Tra la fine dell’Ottocento e i primi vent’anni del Novecento, grandi compagnie commerciali inglesi, tedesche, italiane e olandesi aprirono filiali in tutta l’Africa per commercializzare le perle veneziane e boeme che, nonostante la fine dell’epoca del baratto, continuavano ad essere richieste dal mercato. La vetreria Domenico Bussolin era presente all’Esposizione Industriale dell’arte vetraria che si tenne  a Palazzo Ducale nel 1868, con un vasto campionario di conterie, piccole perle monocrome e perle a lume di ottima fattura, esportate direttamente, attraverso proprie case commerciali, a Tripoli, Alessandria d’Egitto, Il Cairo, Bombay e Calcutta.

Nel 1898, a Murano, venne fondata – attraverso la fusione di diciassette società individuali – la Società Veneziana per l’Industria delle Conterie, che è stata operativa fino al 1992 ed esportava in  Francia, Germania, Gran Bretagna, Russia, Turchia, Africa, India, Estremo Oriente, Nord America e Sud America, impiegando oltre mille dipendenti nella sola isola di Murano e oltre duemila a domicilio, secondo i dati riferiti nell’anno 1825. Anche se oggi da Venezia non partono più ogni anno migliaia di tonnellate di perle di vetro come nei tempi d’oro, sopravvive un artigianato di alta qualità che continua a produrre piccoli capolavori sulla scia di una lunga tradizione e che vale la pena conoscere.

Cosa:
Mostra “La Via delle Perle – Sulle Rotte dei Velieri da Venezia al Mondo”
Dove:
Museo del Bijou di Casalmaggiore
Quando:
Dal 24 marzo al 12 maggio 2013 – Inaugurazione: 23 marzo, ore 16.30
Orari:
Dal lunedì al sabato, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18; domenica e festivi, dalle 15 alle 19
Maggiori informazioni:
http://www.museodelbijou.it/

 

Ne abbiamo parlato anche in Le perle di vetro nel bagaglio degli esploratori di Augusto Panini

 

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