Scatti di viaggio

Tra gondole e canali, la città di Venezia ospita un’interessante mostra dedicata al tema del viaggio. Si tratta di un Gran Tour lungo l’Italia, alla scoperta dei suoi paesaggi più belli, che – fino al 12 maggio – viene accolta da Palazzo Franchetti (www.istitutoveneto.it). Il fotografo Maurizio Galimberti ha viaggiato per oltre vent’anni lungo lo Stivale per comporre un lavoro antologico fuori dall’ordinario sul tema del paesaggio italiano, ritratto attraverso tutte le forme espressive sperimentate con la Polaroid. Perché questa tecnica fotografica? Galimberti l’ha scelta nel 1983 perché non sopportava di dover attendere lo sviluppo per vedere il risultato del suo scatto, ma anche perché si accorge che la resa dei colori con la pellicola istantanea è semplicemente “magica”.

Le sue Polaroid consentono una rilettura e una riscoperta dei luoghi del nostro Paese assolutamente inaspettate. Le sue immagini singole non sembrano solamente appunti di viaggio: sia che ritraggano silhouettes sia che giochino con i riflessi, le sovrapposizioni, le ombre – anche quella dell’artista, a formare un autoritratto – o, ancora, che privilegino porzioni di cielo e di mare, scorci di città, dettagli di monumenti o angoli anonimi, le immagini restituiscono una dimensione strettamente personale, intima, declinata secondo un registro lirico.

Ma la fortuna del nome di Galimberti è probabilmente legata ai suoi celebri mosaici, quadri composti da una serie di singole Polaroid allineate come tessere e incollate secondo una precisa sequenza. La visione d’insieme fornisce la chiave per apprezzare il soggetto nella sua – sempre parziale – interezza. L’artista sottopone le forme a un moto centrifugo, che ne scompone le fattezze in una miriade di schegge; il loro successivo assemblaggio restituisce una sorta di unità e una certa leggibilità.

Galimberti reinterpreta anche, con spirito ludico e creativo, il ready-made di origine duchampiana. Appropriandosi di oggetti diversi – lettere, cartoline, mappe, immagini, riproduzioni fotografiche, fogli pubblicitari – ne tramuta la natura attraverso l’impiego della Polaroid. Nel suo procedere, scatta su porzioni selezionate dell’oggetto, lo riquadra, ne isola particolari a volte significativi, a volte marginali, preleva campioni. Poi assembla i risultati, li accosta, li unisce, li incolla.

Ad accomunare e unire tutto il lavoro di Galimberti è la sperimentazione, declinata in varie forme. La manipolazione delle fotografie avviene per livelli di intensità variabile: talvolta si tratta di una sfocatura che avvolge i dati celandoli all’osservazione, altre volte di veri e propri interventi, dal sapore Pop, di mascheratura dei soggetti.

 

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