L’altro mondo

Chi è povero può essere felice? Una straordinaria mostra fotografica risponde a una domanda difficile, ma sorprendente nella sua risposta: la dignitosa accettazione della propria condizione, o forse una lettura diversa rispetto alla nostra, può rivelare uno sguardo più autentico. “Normalmente, quando parliamo dei paesi del terzo o quarto mondo, li classifichiamo in base alla povertà, valutata con i nostri criteri. Se presentiamo fotografie sono quasi sempre immagini di bambini denutriti, con la pancia gonfia, gli occhi cisposi. Queste realtà esistono, ma al di là delle situazioni negative che ci colpiscono, dobbiamo chiederci qual è il comportamento e l’indole delle persone che subiscono queste situazioni e la causa che le genera”.

È questa la filosofia dell’esposizione “Gente dell’altro mondo – Emozioni di viaggio”, ospitata dall’8 al 14 aprile presso la Sala Mostre della Provincia di Cuneo (corso Nizza angolo corso Dante). L’autore Mario Ferreri ha realizzato il suo sogno di poter viaggiare, vedere, incontrare e magari capire la vita di chi vive in un “altro mondo”.

Oltre a quella per il viaggio, la sua passione è quella di scattare fotografie che lo aiutino a rivivere situazioni, località e persone che gli hanno colpito la mente e il cuore. “Amo la spontaneità, intesa come corrispondenza della realtà nel momento dello scatto; nulla è così mobile e mutabile quanto il viso delle persone, però ci provo”.

Ferreri coglie “l’attimo” per dare, a chi guarda, la possibilità di immaginare il pensiero di chi viene ripreso. “Mi piacciono le persone vere, così come sono, anche se lo scatto non corrisponde appieno ai canoni della fotografia; ritengo che anche le imperfezioni formali vadano accettate quando non è possibile evitarle, oppure quando aiutano la corretta visione della fotografia”.

Nelle immagini che catturano la sofferenza troviamo uomini, donne e bambini che, nonostante tutto, sanno ridere, suonare, ballare, sanno essere belle ed eleganti con pochissime cose e, molto spesso, possiedono conoscenze e sapienze diverse, ma non inferiori a quelle del nostro mondo “artificiale”, superficiale e, spesso, falso. Nelle immagini in mostra traspare una povertà, in termini economici, reale, ma mitigata dalla positività e dalla dignità delle persone raffigurate. “È un modo più corretto di rappresentare la realtà, senza il compiacimento presuntuoso di chi ha la fortuna di vivere in condizioni economiche infinitamente migliori”.

 

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