Libro d’Artista

Biennale del Libro d’Artista

Biennale del Libro d’ArtistaNapoli come New York. Apre venerdì 3 aprile, al Palazzo delle Arti del capoluogo partenopeo, la terza edizione della Biennale del Libro d’Artista, la manifestazione internazionale che si propone di valorizzare la ricerca attorno al libro inteso come oggetto d’arte.

Curato da Gennaro Ippolito e Giovanna Donnarumma, l’evento torna a mettere in mostra testi unici, leggibili o meno, dove la particolarità sta nella combinazione tra forma, colori, immagini e segni. Non sempre realizzati su supporto cartaceo, ma spesso costruiti in metallo, stoffa, plastica, legno, vetro, terracotta e materiali di riciclo, i volumi rappresentano un viaggio simbolico fra le infinite possibilità dell’animo umano, quando è l’arte a dettare ispirazione.

In questa kermesse, saranno ospitate oltre 250 “opere libro”, insieme all’Archivio “Non solo libri” di Ruggero Maggi e agli studenti dell’Accademia di Brera, al Gruppo Attivo Libro d’Artista (GALA) ideato da Rosella Quintini con i progetti “È arrivato Biennale del Libro d’Artistal’ambasciatore” e “3Artisti3” e al progetto “Lungo la costa”. Ancora una volta, al centro della manifestazione – che ha il patrocinio del Comune di Napoli, Assessorato alla Cultura e al Turismo, e come media-partnership Terranostra news – ci sarà “l’opera libro”.

Come sosteneva il filosofo Francesco Bacone, “alcuni libri devono essere assaggiati, altri inghiottiti, pochi masticati e digeriti”. Ma allora cos’è il libro d’artista, se smette di essere l’involucro, lo scrigno, il recipiente di un messaggio? È contenitore e contenuto nel contempo, è un’opera d’arte con infinite varianti formali, che sfugge alle regole. Fra i primi esempi si cita spesso il celebre libro di Stéphane Mallarmé “Un coup de dés jamais n’abolira le hasard”, realizzato alla fine dell’Ottocento scardinando ogni regola poetica, amalgamando testo e immagine. Le parole infatti si snodano nello spazio bianco della pagina, evocando silenzi, assenze, illuminazioni, tutti sottratte all’obbligo di voler significare qualcosa.

Da allora, il libro d’artista è diventato pratica costante di ogni movimento artistico, dai surrealisti ai futuristi di Marinetti, che realizzarono libri-oggetto dove le pagine di carta vennero sostituite da fogli di metallo, vetro, cemento. Qualche esempio? I libri di latta dello stesso Biennale del Libro d’ArtistaMarinetti (le celebri lito-latte), il libro imbullonato di Depero (con copertina fustellata e chiusura realizzata con bulloni in alluminio), i libri illeggibili di Bruno Munari (opere che rinunciano alla comunicazione testuale a favore della sola funzione estetica).

E poi, ancora, le opere dei poeti visivi come i fiorentini Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti del Gruppo 70, degli artisti concettuali come Vincenzo Agnetti, Michelangelo Pistoletto ed Emilio Isgrò al Fluxus, per arrivare alla Mail Art di Ray Johnson, che ha promosso la circuitazione di opere di piccola dimensione (disegni, grafica, cartoline, etc) realizzate da artisti collegati fra loro da iniziative libere o a tema.

Nella serata inaugurale della Biennale del Libro d’Artista, aperta fino al 18 aprile, sono previste anche alcune suggestive performance: Murat Önol in “Sono” con la collaborazione di Emre Aypar; l’azione creativa “SEMI-IN-AZIONE se il seme non ‘muore’ non dà frutto” di Gino Sansone e Agnese Viviana Perrella; il racconto poetico e visivo di Enzo Correnti in “FaRe o DiS_FaRe aRTe?”, un coinvolgimento per sensi, voce e corpo che ammalierà il pubblico presente.