Scrittura in viaggio

Valigetta con portapennino e calamaio

Nulla è come appare. Nella realtà come nelle belle favole. E come una favola inizia questa storia.

C’era una volta… una scatolina nascosta sul fondo di un cassetto mai più aperto, all’interno di un vecchio mobile ormai dimenticato. La trovammo per caso e la aprimmo: conteneva una serie di pennini di metallo luccicanti e nuovi di zecca, dalle forme più incredibili e mai viste prima. Banali pennini, di quelli che un tempo si intingevano nell’inchiostro per fare i compiti di scuola, compilare liste d’inventario e scrivere lettere a persone lontane. Ma al di là dell’uso pratico che ben conoscevamo, perchè quelle linee bizzarre, quello spreco di eleganza, quello sfoggio di abilità artigianale? Questa fu la prima delle molte domande che ci vennero in mente. Domande alle quali solo dopo molto tempo e molte ricerche siamo riusciti a dare una risposta.

Fu da quella scatolina di cartone ingiallito che cominciò il nostro percorso attraverso i nécessaire per la scrittura da viaggio. Da quel momento, quasi senza volerlo, si fece strada in noi un interesse sempre più vivo e una curiosità crescente nei confronti di quegli oggetti che, per le loro caratteristiche, erano stati evidentemente pensati e realizzati per viaggiatori. Oggetti utilizzati per scrivere durante gli spostamenti, quindi maneggevoli e miniaturizzati per facilitarne il trasporto. Oggetti che, oggi come in passato, sono parte integrante del bagaglio del viaggiatore.

Da sempre chi si trova lontano da casa sente il bisogno di scrivere: per fermare le sue impressioni, per tenere un diario o comunicare con i propri cari lontani. Oppure, più banalmente, per annotare itinerari, luoghi e incontri importanti. Oggi, carta, penna e calamaio sono stati sostituiti da computer portatili, note-book e altri aggeggi tecnologici sempre più sofisticati, ma il significato della scrittura come mezzo di comunicazione con sè stessi e con gli altri è rimasto immutato.

Anche noi abbiamo viaggiato scrivendo e scritto viaggiando. In più, come un viaggio nel viaggio, abbiamo dedicato tempo e passione alla raccolta e allo studio di questi oggetti così misteriosi e poco conosciuti. Nel corso del tempo abbiamo scoperto luoghi che probabilmente non avremmo mai visitato, ma soprattutto, ed è questo il bello, abbiamo conosciuto tante persone con cui abbiamo condiviso idee e desideri. Molte di queste persone sono diventate veri e propri compagni di viaggio, ci hanno accompagnato nelle nostre ricerche e, insieme, abbiamo vissuto gioie, scoperte inattese e delusioni.

Ma dove trovare oggetti di scrittura da viaggio? Per paradosso non esistono fonti scritte che guidino nella ricerca l’appassionato, nè esiste un corpus che raduni e qualifichi tali oggetti per la loro funzione. Siamo quindi andati a naso, seguendo l’istinto e la passione. In ogni viaggio cercavamo mercatini e vecchie cartolerie, varcando la soglia di negozi pieni di merci accatastate, coperte da un romantico velo di polvere bianca.
A volte i proprietari ci guardavano incuriositi, stupiti del nostro interesse per articoli ormai dimenticati, fuori moda. Con pazienza, tiravano fuori vecchi barattoli pieni di pennini straordinari e a volte oggetti inverosimili. Come quel cartolaio che, mentre ci diceva “pennini non ne ho più, mi spiace. Però mi sono rimasti questi pezzi di metallo, che stavo per buttare” ci mise davanti una serie di sagome e stampi usati proprio per la lavorazione dei pennini. Certo, per capirne la funzione bisognava metterli nella giusta sequenza, cosa non facile nè evidente di primo acchito.
Di fronte a tale rarità ci fu difficile nascondere lo stupore e l’entusiasmo, mentre il negoziante ci squadrava come fossimo matti da legare. A conti fatti, sicuramente fu un affare per entrambi: noi conquistammo il nostro piccolo tesoro e il cartolaio ne imparò una nuova.

Passo dopo passo, un nuovo mondo si stava rivelando, facendoci tornare indietro nel tempo: precisamente tra la seconda metà dell’800 e la prima metà del ‘900 , periodo in cui questi oggetti venivano principalmente prodotti e utilizzati.

1. Set scrittura da viaggio inglese (1860 ca)

Cose strane, curiose, da molto tempo scomparse dal mercato. Ancor oggi ci domandiamo chi poteva essere il possessore di quel curioso calamaio da viaggio, un marchingegno composto da un contenitore per l’inchiostro, uno spargipolvere per asciugarlo, un portapennino telescopico e pure una candela, che si richiudeva nel suo alloggiamento (1). Nè mancava un piccolo cassettino, utile forse per contenere dei francobolli. Bastava premere un piccolo pulsante e la scatola magica si apriva, svelando tutti i suoi segreti.

2. Set da scrittura con timbro

E che dire del set di scrittura da viaggio, con timbro e portapennino incorporati (2), che comprammo in un mercato delle pulci a Lione? Oggetto assai strambo e di difficile identificazione, tanto che il venditore ce lo propose come un accendino piezoelettrico, sempre che si riuscisse ad aprirlo.

3. Bastone da passeggio

Altrettanto bizzarra era quella canna da passeggio che conteneva una cannuccia con pennino e calamaio, celati nel pomo svitabile (3). Il proprietario ci guardò incredulo smontare quello che per lui era un normale bastone, che invece rivelava un insospettabile contenuto. Approfittando del suo stupore comprammo anche una scatola di pennini. Dentro però c’era altro: piume, appuntite, minuscole e ben avvolte in una bustina di carta velina. Che ci facevano con i pennini? In seguito scoprimmo il mistero: si trattava di piume di beccaccia, che un tempo erano probabilmente utilizzate per dipingere o semplicemente rifinire i tratti più minuti e delicati della calligrafia. Un’arte vera e propria, più prossima alla pittura che alla scrittura.

4. Calamaio a escargot

Nel frattempo il nostro viaggio continuava, arricchendosi ogni giorno di nuove testimonianze e idee. Le connessioni si susseguivano, facendosi sempre più fitte e stimolanti. Fu davvero una sorpresa, visitando il Museo Matisse a Nizza, trovare un oggetto a noi familiare inequivocabilmente ritratto in un quadro giovanile dell’artista: nella composizione della Nature morte aux livres spicca infatti un bellissimo calamaio a chiocciola (4), identico a quello che pochi giorni prima avevamo acquistato in un mercatino locale.

5. Pennello giapponese con gocciolatoi

Era tempo di allargare gli orizzonti, aprire nuove porte: così, all’improvviso, ci trovammo proiettati oltre i confini d’Europa. Ovunque fosse esistita la scrittura dovevano esserci gli strumenti necessari per poter redarre un documento, descrivere un fatto o semplicemente firmare un contratto. Anche e soprattutto in viaggio, ovviamente.

La nostra prima scoperta riguardò l’Oriente, e il Giappone in particolare. Si trattava di un contenitore cilindrico in lamierino inciso, con un cappuccio ad anello utilizzato come chiusura: al suo interno si trova un pennello con il manico in ceramica dipinto (5). Sia sul manico del pennello, sia sul contenitore erano rappresentate una serie di immagini, simboli spesso ricorrenti nella cultura giapponese. Il tutto era accompagnato da un elegante gocciolatoio a ciambella, dove si teneva l’acqua necessaria a sciogliere l’inchiostro. L’insieme era nel complesso ingegnoso ed estremamente raffinato, come probabilmente si addiceva ai possessi di un notabile o una persona di rango.

6. Libro tibetano con calamaio
7. Pietra per inchiostro

Oriente e Occidente erano in fin dei conti così distanti? No di certo, poichè gli oggetti di scrittura da viaggio costituiscono un bagaglio universale. Nella vecchia Europa come in Giappone, in Cina e ovunque nel mondo. Particolarmente emozionante fu esaminare un portastrumenti in metallo ottonato proveniente dal Tibet, al quale, tramite una catenella era agganciato una bellissima ampolla per l’inchiostro. Con quel nécessaire da scrittura i monaci vergano ancor oggi i loro libri di preghiera, racchiusi tra due copertine lignee accuratamente decorate (6).

In Cina e in molte altre regioni dell’Oriente il pennino si è trasformato in un pennello, mentre il calamaio è null’altro che una pietra finemente lavorata su cui sciogliere la barretta di inchiostro con l’acqua (7), che viene fatta scendere goccia a goccia da eleganti boccette (8). Il sistema sembra semplicissimo, ma attenzione al trucco: se non si tappa il forellino con il dito non accade nulla… l’inchiostro non si forma e addio calligrafie eleganti, addio svolazzi.

8. Gocciolatoi per l’acqua cinesi

L’inventiva nel produrre set di scrittura da viaggio da portare con sè nel proprio bagaglio non ha confini, nè nel tempo nè nello spazio. Certo, la forma e la sostanza degli oggetti sono cambiate, trasformate, ma una cosa è certa: il desiderio di fermare l’attimo fuggente su un foglio di carta, su una tavoletta di legno, su una pergamena, ma anche sul cellulare, sul notebook o su un modernissimo iPad, è rimasto immutato attraverso i secoli.

 

 

 

 

 

 

[box] Immagini di Fulvio Ravera e Patrizia Cianci[/box]