Fardelli di lavoro

Quello che vi proponiamo è una sorta di viaggio virtuale nelle montagne e campagne piemontesi, a partire dalla fine dell’Ottocento: un itinerario trasversale, nel tempo e nello spazio, che vuole prendere in esame quelli che potremmo chiamare i “bagagli contadini”, cioè gli utensili che un tempo venivano impiegati nello svolgimento delle varie attività rurali e soprattutto per la raccolta e il trasporto dei prodotti agricoli e caseari. Queste attrezzature sono oggi quasi del tutto scomparse, anche se in determinate aree delle Alpi molti lavori sono ancora svolti secondo le antiche tradizioni.

Fino a un passato ancora recente, nelle valli e nelle campagne del Piemonte, l’economia era prevalentemente di sussistenza e i prodotti erano di solito destinati al sostentamento delle famiglie, piuttosto numerose. Si viveva di agricoltura e quasi tutti possedevano degli animali, che servivano per un aiuto nei lavori dei campi e per l’alimentazione. I pochi prodotti in eccedenza erano destinati alla vendita al dettaglio, prevalentemente nei mercati locali e in occasione delle fiere stagionali.

Un secolo fa gli spostamenti erano molto limitati: le strade, soprattutto in alta montagna, erano scarse, i mezzi di trasporto rudimentali; solitamente gli attrezzi agricoli venivano fabbricati dagli stessi contadini, la meccanizzazione era quasi inesistente, la fatica era tanta.

In quest’ottica si è cercato di fare una divisione dei vari oggetti, sistemi e mezzi di trasporto, in base all’utilizzo: lavori agricoli, trasporto di merci, scuola e attività ludiche, feste e così via. Saranno inevitabili alcune sovrapposizioni: ovviamente una cesta può essere impiegata sia per la raccolta della frutta che per il trasporto della merce al mercato. Ciò nonostante la tipologia degli attrezzi che andremo a illustrare risponde quasi sempre a esigenze specifiche: ogni oggetto è nato, ed è stato costruito, appositamente per uno scopo definito.

Le immagini che affiancano il testo sono il frutto di anni di indagini e ricerche sul campo, volte a svelare un aspetto della civiltà contadina che risulta generalmente poco trattato e semi-sconosciuto al grande pubblico. Le fotografie sono state scattate prevalentemente in Piemonte: sul campo, in musei etnografici o in occasione di manifestazioni e sagre rurali.

1. I LAVORI AGRICOLI

Il carico e il trasporto del fieno

Cominciamo col fare una distinzione geografica di base: nelle campagne i prati sono pianeggianti e di solito situati abbastanza vicino alle abitazioni e alle vie di comunicazione. Ciò significa che anche in passato era relativamente agevole spostarsi con carri trainati da animali o altri mezzi. In montagna le cose stanno diversamente: i prati, soprattutto quelli utilizzati in estate, gli alpeggi ad alta quota,  erano raggiungibili quasi solo con mulattiere o sentieri. Inoltre la pendenza era spesso notevolmente accentuata. Di conseguenza il trasporto era necessariamente effettuato a schiena d’uomo o di animale, asino o mulo che fosse, oppure con le slitte.

In montagna la fienagione era un lavoro faticoso e durava circa tre mesi: si incominciava al mattino presto a tagliare l’erba con la falce fienaia, facendo delle strisce parallele, che ogni tanto venivano rivoltate con un tridente per facilitare l’essiccazione. Quando l’erba era completamente asciutta e trasformata in fieno, era radunata in mucchi con un rastrello. Il fieno, indispensabile per l’alimentazione delle bestie durante l’inverno, veniva poi raccolto e successivamente trasportato nei fienili di fondovalle.

Vi erano diversi modi di raccogliere il fieno e di trasportarlo, tutti ampiamente diffusi nell’intero arco alpino. L’impiego di uno o dell’altro sistema dipendeva essenzialmente dalla distanza che separava il luogo di raccolta da quello di utilizzo finale, dalle condizioni del terreno, dalla quantità di materiale da trasportare e dalle abitudini dei singoli contadini. Ma entriamo nel dettaglio.

1. Il trasporto della lenzuolata di fieno sulla slitta (Pamparato)

Il lenzuolo (1,2): si trattava di un pezzo di tela di cotone quadrato di circa due metri di lato, con corde fissate agli angoli; si distendeva sul terreno, vi si metteva il fieno sopra, legando le corde a due a due, incrociate.

2.il.trasporto.copia
2. Il trasporto

Si poteva portare sulla testa, aiutandosi con le mani, oppure sulle spalle, tenendo il capo piegato in avanti. Il trasporto col lenzuolo era indicato solo per brevi percorsi.

La slitta (3,4,5). Il fieno caricato nel lenzuolo si poteva anche trasportare su un’apposita slitta.

3. Slitta (Novalesa)

La slitta di solito era autocostruita, con legno locale molto resistente: si prendevano due listelli opportunamente incurvati (i pattini, simili agli sci), sui quali venivano incastrati verticalmente due montanti. Sui montanti, perpendicolarmente ai pattini, erano poi sistemate due barre, sulle quali si appoggiava il carico; nella parte anteriore erano fissati obliquamente uno o due manici, ricavati da un ramo incurvato. Per facilitare il posizionamento del carico si potevano aggiungere delle assi o un cassone. La slitta era di solito utilizzata per i trasporti a lungo e medio raggio, di solito dagli alpeggi estivi ai fienili di fondovalle. Il trasporto avveniva principalmente lungo le mulattiere oppure sfruttando la pendenza dei boschi o dei prati.

4. Slitta (Elva)
5. Slitta con fieno (Chianocco)

La rete da fieno (6). Era costituita da una serie di corde parallele, cui erano intrecciate perpendicolarmente altre corde, a formare una struttura a rete; alle quattro estremità della rete vi era una corda più lunga, che serviva per fare una legatura incrociata, come per il lenzuolo.

6. Rete da fieno (St. Donat)

Il barione (7,8). Era costituito da due sbarre in legno, lunghe circa un metro e mezzo, con dei fori nei quali scorrevano delle corde parallele: alle estremità di una delle barre erano fissate altre due corde, che servivano per legare il carico. Il barione si stendeva sul prato, poi con il forcone o con il rastrello vi si metteva il fieno sopra, quindi si chiudeva in modo da formare un cilindro e con le corde si faceva un nodo alle estremità. Il carico così formato era abbastanza pesante (in funzione delle dimensioni dell’utensile, poteva arrivare anche a 50 kg,  se il fieno era ben sistemato e pressato). Il barione era portato sulle spalle, piegando in avanti la schiena, oppure caricato su una slitta.

7. Il carico del barione (Coazze)
8. L’apertura del barione (Boves)

La gerla (9,10). Per il trasporto del fieno si utilizzava una gerla particolare: piuttosto grande, a trama larga e con una struttura più leggera. La gerla da fieno era costituita da una tavoletta di legno, che serviva da base, nella quale erano infilati verticalmente listelli o rami d’albero (di solito polloni di castagno), fissati in alto con un robusto bordo e rinforzati con un listello posto a circa metà della struttura. Al listello erano poi fissati due rami piegati (o pezzi di corda intrecciata, oppure cinghie), con funzione di spallacci. Più o meno come uno zaino ma molto meno confortevole ed ergonomica! La gerla poteva anche essere fatta di vimini intrecciati.

9. Gerla con fieno (Pamparato)
10. Gerla (Balme)

Vi era inoltre un tipo di gerla molto grande, con una struttura particolarmente leggera, costituita da listelli paralleli, infilati nella sezione inferiore, che era costituita da tre assicelle poste a triangolo: nella parte in alto i listelli erano poi fissati a un ramo curvato a cerchio, quindi raccordati a un altro ramo piegato a mezzaluna, posto circa a 2/3 della struttura, e ad una barra di legno leggermente più larga. La particolarità di questa gerla era che non aveva cinghie o manici. Veniva utilizzata per il trasporto del fieno o delle foglie: una volta appoggiata sulla nuca, in posizione obliqua, si faceva un incavo nel fieno per infilarvi la testa e con le due mani si impugnava la barra alle estremità. Era utilizzata a Ingria, in Val Soana (11).

11. Gerla (Ingria)

Le gerle (come il lenzuolo) potevano essere impiegate anche per trasportare l’erba, ma solo per tragitti brevi e piccole quantità.

La fraschera (12,13). Era un attrezzo costituito da due lunghe sbarre parallele, unite alle estremità da due listelli, in modo da formare un telaio; al centro dei lati corti vi era un foro, nel quale scorreva una corda, all’estremità della quale era fissato un apposito utensile di forma affusolata (detto “troclea”), che serviva per facilitare l’annodatura. Una variante di fraschera presentava anche una lunga caviglia in legno, fissata a una delle due corde e utile per pressare il carico di fieno. Veniva appoggiata sul terreno, con il forcone o il rastrello vi si caricava il fieno sopra, quindi si passavano le corde e si faceva il nodo. Per caricarla sulle spalle si metteva in verticale, facendo un incavo nel fieno dove infilare la testa. Poi ci si sedeva per terra, con le mani si impugnavano le sbarre lunghe, e infine ci si alzava in piedi, piegando un po’ la schiena in avanti. Il carico, se il fieno era ben pressato e sistemato, poteva raggiungere peso e volume notevoli.

12. Il carico della fraschera (Coazze)
13. Fraschera

La trappa (14,15) era invece un oggetto costituito da una rete di corda e due semicerchi in legno; nel centro del primo era legata una corda e nel secondo una troclea per fare il nodo. Si distendeva aperta sul prato, vi si metteva sopra il fieno, si chiudeva avvicinando i legni, quindi si legava. Questo sistema era utilizzato di solito per il trasporto di piccole quantità di fieno e per tratti non molto lunghi.

14. Trappa (Monterosso Grana fraz. Santo Lucio)
14. Trappa (Monterosso Grana fraz. Santo Lucio)
15. Trappa con fieno (Asti, Festival delle Sagre)

Paola Tirone

 

Immagine di copertina: Monumento alla civiltà montanara (Mocchie, Condove)