Abbattimento, sfrondatura e trasporto del legname

Nei tempi passati (e ancor oggi) il legno ha sempre avuto una notevole importanza nella vita dei montanari e dei contadini. Ogni specie vegetale ha caratteristiche diverse di durezza ed elasticità, quindi il legname veniva impiegato per fini diversi, a seconda dell’utilizzo. Poteva servire per il riscaldamento domestico e la cottura dei cibi, ma anche per la costruzione di mobili, serramenti, travature di tetti e attrezzi agricoli.

Una volta abbattuti gli alberi, si presentava il problema del trasporto dei tronchi a casa o alla falegnameria. Nei boschi di pianura il lavoro era abbastanza agevole, grazie alla presenza di strade carrozzabili: si usavano sia dei carria due assi che a uno, mentre per modeste quantità di legna si poteva utilizzare anche un carretto con le sponde. Fino a una quarantina di anni fa i carri erano tirati da cavalli o buoi, poi sostituiti dai trattori.

Per la vendita del legname ci si recava (e si fa tuttora) al peso pubblico sulla piazza del paese.

Nei boschi di montagna, dove le vie di accesso erano rappresentate perlopiù da impervie mulattiere, le operazioni di abbattimento e di trasporto a valle erano invece molto più complesse.

Per prima cosa bisognava sfrondare l’albero dai rami più piccoli, utilizzando una roncola (1), attrezzo costituito da una lama ricurva con un piccolo manico in legno provvisto di un uncino, che si appendeva alla cintura dei pantaloni. I boscaioli avevano degli speciali scarponi (2), con dei chiodi nella parte interna della suola (simili a dei ramponi), che facilitavano la salita lungo il tronco. Con i rami si confezionavano poi delle fascine, che si legavano con una corda e si potevano trasportare facilmente in una gerla, in un lenzuolo, su una slitta o sul basto di asini e muli. Le ramaglie venivano utilizzate per accendere il forno dove si cuoceva il pane, oppure per avviare la stufa o il camino.

1. Roncola (Condove)
1. Roncola (Condove)
2. Scarponi per salire su alberi (Pamparato)
2. Scarponi per salire su alberi (Pamparato)

Una volta eseguita la sfrondatura, si passava al taglio del tronco. Per questa operazione si utilizzava l’ascia (3), caratterizzata da una lama in ferro non molto larga; oppure la scure (3), dotata di una grossa lama ricurva. Il tronco veniva colpito ripetutamente alla base con forza, prima da un lato e poi dall’altro, impugnando l’attrezzo con le due mani.

II taglio del bosco si faceva in autunno-inverno, quando le foglie erano cadute e prima che riprendessero a germogliare. Si tagliava solo con la luna calante, all’ultimo quarto: si diceva infatti che la legna tagliata in luna sbagliata non ardeva bene e faceva fumo; ugualmente, i manufatti ricavati dal tronco venivano attaccati dai tarli.

Gli alberi abbattuti venivano poi sfrondati dai rami rimasti con l’accetta (3), e tagliati a pezzi con una grossa sega a due manici (4), lunga oltre un metro. I due boscaioli dovevano essere ben affiatati e manovrare l’attrezzo tirando alternativamente avanti e indietro con decisione e regolarità.

3. Accetta, scure, ascia (Balme)
3. Accetta, scure, ascia (Balme)
4. Sega a due manici (Roure)
4. Sega a due manici (Roure)

Il trasporto del tronco su terreni ripidi era piuttosto impegnativo. Di solito veniva trainato su una pista innevata, da più persone: alle due estremità si infilava un apposito cuneo cui era fissato un anello (5), nel quale scorrevano delle corde; il percorso del carico veniva guidato mediante un piccone dalla punta ricurva (5), infisso quando necessario nella parte posteriore del tronco.

5. Piccone per tronchi (Fontane di Frabosa)
5. Piccone per tronchi (Fontane fraz. di Frabosa)
I tronchi che dovevano servire per le travi dei tetti erano poi squadrati grossolanamente con una grossa scure a lama larga, quindi sezionati nella dimensione desiderata con una grande sega a lama centrale (6), azionata verticalmente da due persone.
6. Sega per assi (Giaglione)
6. Sega per assi (Giaglione)
7. Slitta (Prali)
7. Slitta (Prali)

La legna, una volta tagliata a pezzi, era di solito trasportata a valle mediante una speciale slitta (7) con le impugnature molto ricurve, costituita da una serie di montanti verticali incastrati nei pattini, in cui erano infissi perpendicolarmente e due o più listelli orizzontali. In caso di necessità, all’intelaiatura si poteva anche fissare un cassone o delle barre di rinforzo. Il carico era fissato mediante corde.

 

 

 

 

 

Il conduttore si posizionava poi davanti alla slitta e impugnava saldamente i due manici, in modo da dirigerne la corsa. Per guidare la slitta, appesantita da un carico notevole, era necessaria una certa perizia, poiché nei tratti a forte pendenza era facile acquistare velocità, soprattutto se vi era ghiaccio. Per evitare di scivolare, rischiando di essere travolto dal mezzo, il conduttore era munito di appositi ramponi (8), da fissare agli scarponi.

8. Ramponi per neve ghiacciata (Rodoretto)
8. Ramponi per neve ghiacciata (Rodoretto)

In caso di percorsi particolarmente ripidi o ghiacciati venivano utilizzati degli appositi freni (9,10,11) da mettere sui pattini. Ve ne erano di vari tipi: di solito si usava una catena o un riquadro di ferro di forma rettangolare, oppure una grossa corda avvolta da giri di filo di ferro.

9. Freno per slitta (Rodoretto)
9. Freno per slitta (Rodoretto)
10. Freno per slitta (Rodoretto)
10. Freno per slitta (Rodoretto)

 

 

 

 

 

 

 

 

11. Freno per slitta (Rodoretto)
11. Freno per slitta (Rodoretto)
12. Ghette (Frabosa fraz. Fontane)
12. Ghette (Fontane di Frabosa)

 

Per evitare che la neve entrasse nelle scarpe, i boscaioli indossavano delle ghette (12).
Per il trasporto della legna da ardere, solitamente tagliata in pezzi non molto lunghi, si poteva utilizzare la gerla oppure si caricava il peso sul basto (13) di un asino o di un mulo. Piccole quantità di legna si potevano anche portare a spalle, mettendo sotto il carico un cuscino fatto con un pezzo di tela robusta, riempito di foglie o di paglia: il carico era trattenuto da una fascia appoggiata sulla fronte e tenuto nella giusta posizione di equilibrio con le mani.

13. Asino con basto con legna.
13. Asino con basto con legna.

La produzione del carbone

Il legname si utilizzava anche per la produzione di carbone.

Le carbonaie, fino a una cinquantina di anni fa, erano ancora in uso in certe zone delle Apli occidentali e meridionali, come a Frabosa (nel Cuneese) e a Grandubbione (bassa Val Chisone, provincia di Torino).

Nell’ immagine di corredo al testo si può vedere un modellino di carbonaia (foto 14), nella ricostruzione di Carlo Ferrero, artigiano di Pomaretto, Valle Chisone.

14. Modellino di carbonaia (Pomaretto)
14. Modellino di carbonaia (Pomaretto)

Il lavoro del carbonaio era molto duro e faticoso.  Prima di tutto era necessario individuare uno spiazzo pianeggiante nel bosco, poi si iniziava la costruzione della carbonaia: si cominciava col camino, costituito da una gabbia a sezione quadrata, munito di un’apertura superiore che serviva per l’alimentazione; poi si disponevano i pali in strati concentrici, a formare una struttura a tronco di cono. Infine, la catasta veniva ricoperta da uno strato di foglie e di terra umida, per evitare che il calore sviluppato all’interno si disperdesse.  Per il trasporto sul posto dei pali necessari si impiegava un’apposita forca (15) ricavata dalla biforcazione naturale di un ramo, che veniva appoggiata su una spalla; il carico era tenuto in posizione dalle mani.

15. Forcone trasporto legna (Mocchie fraz. di Condove)
15. Forcone trasporto legna (Mocchie fraz. di Condove)

La legna usata come combustibile, era di solito ricavata da castagni e faggi, che venivano abbattuti in primavera, prima che mettessero le gemme, e quindi trasportati sul posto e tagliati a pezzi nelle dimensioni desiderate.

Una volta che la carbonaia era pronta si procedeva all’accensione con la brace, ricavata da un fuoco prodotto nelle vicinanze e lasciata cadere all’interno della struttura attraverso il foro di alimentazione. Poi si metteva la legna, tagliata in pezzi lunghi una ventina di centimetri, e si chiudeva il foro con una lastra di pietra. Il fuoco prodotto all’interno della carbonaia era senza fiamma, e consumava molto lentamente. Alla base venivano praticati dei fori che servivano da presa d’aria; ogni 12 -15 ore, a seconda delle dimensioni della carbonaia, bisognava aggiungere altra legna. Le carbonaie potevano contenere dai 30 ai 100 quintali di materiale combustibile; per ottenere un quintale di carbone ne occorrevano circa tre di legna secca e cinque di verde.

La legna, le foglie e la terra necessarie, erano trasportate utilizzando un piccolo vaglio (16) che veniva portato sulle spalle e impugnato con le mani, proteggendosi con un cuscino.

16. Vaglio (Fontane di Frabosa)
16. Vaglio (Fontane di Frabosa)

Al termine dell’operazione, che durava alcuni giorni, la carbonaia veniva smantellata, utilizzando zappe e un apposito rastrello con i denti in ferro (17). Il carbone, una volta raffreddato,  era stipato in sacchi di iuta, cuciti con uno speciale ago in legno (18). I sacchi, del peso di circa 50 chilogrammi, venivano poi caricati a dorso di mulo e trasportati a valle, fino a raggiungere la prima strada carrozzabile e il posto di vendita.

17. Rastrello da carbone (Fontane di Frabosa)
17. Rastrello da carbone (Fontane di Frabosa)
18. Aghi in legno per sacchi carbone (Fontane di Frabosa)
18. Aghi in legno per sacchi carbone (Fontane di Frabosa)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Articoli di Paola Tirone:

– Fardelli di lavoro
– La raccolta dell’uva e la produzione del vino
La raccolta della frutta e degli ortaggi


Clicca qui per leggere altri articoli della sezione Bagagli